Mio Dio, ma sono io quello lì! Molto prima di Google e compagnia bella c'era l'elenco telefonico. Quando ho avuto il mio primo collegamento fisso, l'ho consultato. C'ero eccome, con il mio nome, in tutte lettere. Di colpo esistevo, ero qualcuno, ero reperibile.
Ho provato la stessa gioia la prima volta che il mio nome è apparso su Google: ero lì, visibile da tutti. Ci sono ancora persone che ogni giorno trafficano con i motori di ricerca. Altre si fanno recapitare un avviso tramite e-mail quando il loro nome viene inserito nella rete. Non a caso questo servizio si chiama Google Alert. L'umore cambia improvvisamente. Il piacere di sapersi reperibili cede all'opprimente sensazione di essere scoperti.
Tutto questo a causa del nuovo servizio Street View di Google. Che offre la seducente illusione di visitare degli angoli di strada con i propri occhi e di vedere le persone, nelle loro case o in piazza. Formidabile! Fino al giorno in cui realizziamo d'improvviso che, mio Dio, ma sono io quello lì. È la mia casa. Le mie sedie da giardino arrugginite, i miei miseri gerani. Mi si potrebbe vedere anche quando, poco dopo la mezzanotte, bevo un bicchiere di vino con il mio amico Pietro. O quando bacio una tipa apparentemente sconosciuta.
Internet ci rende paranoici. La Rete vive della nostra sete di curiosità - fino al giorno in cui da spioni diventiamo spiati. Osserviamo per divertimento, ma reclamiamo se altri ci osservano. Il voyeurismo con il quale scorazziamo per il web si vendica quando improvvisamente diventiamo un potenziale obiettivo per i voyeur.
Osiamo dunque chiederci: è così grave essere osservati? Per secoli l'Occhio di Dio ha scrutato la Terra. Vedeva tutto ciò che gli uomini facevano, cosa pensavano e sognavano. Doveva essere maledettamente spiacevole essere seguiti in modo così permanente da questo Grande Fratello cosmico. Impossibile nascondersi. Ma sul piano della salute mentale, quest'occhio faceva dei miracoli. Poiché tutti noi lo sappiamo: indisturbati ci prendiamo le nostre libertà, commettiamo tranquillamente i nostri intrallazzi. Fino a quando uno sguardo si posa su di noi. Ecco che allora trasaliamo, pensiamo che, oh mio Dio, qualcuno mi guarda, tutti mi guardano - mentre sto facendo... È questo che voglio? Sono io quello lì?
Fortunatamente, Google è un Dio clemente, che non castiga. Osserva solo. Forgia il nostro carattere. Coscienti che altri potrebbero guardarci, facciamo con più coraggio quello che facciamo. Anche quando baciamo una presunta sconosciuta nel nostro giardino.
Ludwig Hasler
Ludwig Hasler è uno dei più brillanti esponenti del giornalismo elvetico. Docente universitario di filosofia e teoria dei media, è stato membro della caporedazione della Weltwoche fino al 2001 e prima del "St. Galler Tagblatt". È noto anche per la sua pluriennale attività di colonnista presso la rivista specializzata "Persönlich". Per Swisscom, Ludwig Hasler cura una rubrica mensile che tratta di ombre e luci della società dell'informazione. La rubrica rispecchia ovviamente i suoi punti di vista che possono divergere da quelli di Swisscom.
|